Misurare le parti più “intime”
Ciao e benvenuto alla lettura di questo post che spero farà discutere, perché parliamo di come misurare le nostre “parti più intime”, che come puoi immaginare sono… quelle dell’anima! A cosa avevi pensato?
Già definire cosa sia l’anima potrebbe farci scrivere 100.000 libri e non basterebbero ancora… ma noi siamo più modesti e non vogliamo dire cosa sia, di cosa sia fatta o altro…e ci basta usarla come parola per definire “interiorità”. Da un punto di vista forse persino semplicistico, ma proprio per questo applicativo e utile, possiamo pensare all’anima come al nostro organo di senso per avvertire ciò che gli altri organi di senso non possono percepire. Vediamo in che senso.
Gli occhi e la vista percepiscono la luce, le forme e i colori… le orecchie e l’udito percepiscono i suoni e le parole, gusto, olfatto e tatto ci mettono in contatto con i sapori, gli odori e le temperature ma anche con la morbidezza o la rigidità delle cose. Quindi se l’anima fosse un organo di senso… cosa percepirebbe? Secondo noi con l’anima percepiamo la soddisfazione e il senso stesso della vita! Beh, magari non è ancora tutto chiarissimo ma è già un primo passo!
La prossima domanda è: possiamo perfezionare l’udito? Possiamo migliorare la nostra vista? Possiamo affinare il gusto e raffinare l’olfatto? Acuire la sensibilità del tatto? Sicuramente si e in moltissimo modi…
Il miglioramento quantitativo
Percepire di più, da un punto di vista tecnico lo possiamo fare con veri e propri attrezzi e allenamenti: possiamo mettere gli occhiali o usare delle lenti, possiamo usare dei microfoni e degli amplificatori, possiamo allenare le papille gustative come fanno gli chef o i sommelier che imparano a distinguere e riconoscere sapori e odori che molte persone nemmeno sentono. Possiamo acuire così tanto il nostro tatto da imparare addirittura a leggere in braille, cioè distinguendo con le dita, piccole differenze di altezza sulla carta che codificano lettere e parole! Straordinario!!
In pratica possiamo percepire più stimoli di quanto facciamo attualmente ovvero migliorare la quantità di cose che distinguiamo e riconosciamo.
Solamente acuire e migliorare i nostri 5 sensi potrebbe essere un esercizio meraviglioso per apprezzare e godersi di più la vita… ma questo è il punto: con quale organo percepiamo la qualità della vita? Beh ormai lo avrai capito… se ti piace puoi chiamarla “anima” oppure “mente”, oppure “coscienza” ma il concetto è che c’è qualcosa con cui sentiamo e percepiamo la “soddisfazione” che deriva da quello che abbiamo e percepiamo con i normali 5 sensi. Capirai bene che percepire di più non significa automaticamente avere più soddisfazione, perché la logica della soddisfazione non è solo quantitativa ma soprattutto qualitativa!
Il miglioramento qualitativo
Per avere più soddisfazione in realtà dobbiamo fare dei miglioramenti di sostanza oltre che di quantità! Migliorare la sostanza non riguarda il percepire più cose (spesso significa addirittura percepirne meno) ma bensì cose migliori! Quindi significa vedere posti più belli, ascoltare musica più raffinata e discorsi di qualità, apprezzare profumi ricercati e assaggiare gusti prelibati o indossare stoffe pregiate e sedere su materiali comodi e naturali. Straordinario!!
Paragonare l’anima ad un organo di senso è molto utile perché ci permette di capire che in effetti attorno a noi potrebbero esserci mille colori e rumori ma se fossimo cechi o sordi non potremmo percepirli… e allo stesso modo funziona anche per le soddisfazioni: possiamo imparare sia a percepirne di più che soprattutto a percepirne di migliori.
Le dimensioni dei 5 sensi
Pensandoci un attimo ognuno dei 5 sensi tradizionali ha dei parametri e delle “cose” che si misurano; per la vista possiamo misurare la distanza da cui vediamo, la capacità di mettere a fuoco o distinguere i colori, mentre per l’udito misuriamo la capacità di ascoltare rumori bassi o alti, di distinguere il timbro e riconoscere le scale armoniche. Ogni senso ha le sue dimensioni.
Ma il concetto chiave è che spesso conoscere l’esistenza stessa delle dimensioni ci aiuta a riconoscerle e misurarle, mentre ignorare l’esistenza di qualcosa ci porta a non riconoscerla nemmeno. Potremmo dire che certe cose << solo se le conosci le riconosci! >>. Vediamo qualche esempio:
È noto come gli esquimesi abbiano nel loro vocabolario molte (qualcuno dice 7 altri addirittura 22) parole diverse per il concetto di neve!! Per noi “poveri normali” la neve è neve…invece gli esquimesi ne distinguono molti tipi diversi e hanno una parola per ognuno di essi. Per inciso il motivo di questa apparente esagerazione è molto semplice: loro usano la neve per moltissime cose e i diversi tipi di neve (fresca, vecchia, dura, molle, pulita, sporca, commestibile o no, ecc.) vanno chiamati con nomi diversi e quindi per loro è importante avere parole precise per distinguere se vogliono neve da bere o neve per costruire un iglù!
Questo concetto è molto affascinante perché mette in comunicazione la parte psicologica con quella fisiologica: è come se gli organi di senso si attivassero solo se noi sappiamo cosa cercare ma questa conoscenza deriva dal cervello e dalla “cultura”. La “cultura” di un esquimese permette di riconoscere molti tipi di neve, la nostra no; in questo senso non sono i nostri sensi a essere limitati ma è la nostra “ignoranza” che ci limita.
Per fare un altro esempio forse meno noto, possiamo parlare del gusto. Normalmente tutti noi riconosciamo 4 gusti: salato, dolce, amaro e aspro. Ma è ormai accettato che esiste un gusto chiamato “umami” che è tipico dei cibi orientali e quindi meno diffuso da noi. Il concetto è che se conosci l’esistenza del gusto “umani” lo puoi cercare nei cibi, riconoscerlo e gustarlo ma se lo ignori difficilmente lo saprai apprezzare. In più delle recenti ricerche pare abbiano dimostrato l’esistenza di un 6° sapore che saremmo capaci di distinguere ed è il gusto “grasso”. In pratica ogni cibo ha un suo preciso aroma che è un mix di 6 sapori: dolce, salato, amaro, aspro, umami e “grasso”!
Insomma se vogliamo misurare quello che vediamo, ascoltiamo e percepiamo con i 5 sensi dobbiamo conoscere le dimensioni e i metri di misura dei 5 sensi e lo stesso vale per misurare la soddisfazione!
Le dimensioni della soddisfazione
Se vogliamo prendere le misure dell’anima abbiamo bisogno di un metro di misura! Ma come si misura la soddisfazione? Quante dimensioni possiede? Ci sono dimensioni che ignoriamo e altre che misuriamo troppo? Può essere che qualcuno abbia molte “cose” dalle quali potrebbe trarre soddisfazione ma come un ceco non sappia vederle? Si dice che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire… può essere che non ci sia peggior “insoddisfatto” di chi non vuole o non sa come misurare la soddisfazione?
Ciò che rende difficile parlare della soddisfazione è che essendo qualcosa di più astratto e personale rispetto alle percezioni dei comuni 5 sensi, molte persone pensano ingenuamente che ognuno possa dire la sua e che non ci siano regole comuni. In realtà questo è un po’ vero ma non significa che si debba rinunciare a mettere dell’ordine o che comunque non si possa imparare a percepire meglio la soddisfazione. Come abbiamo visto la nostra “cultura” influenza la quantità di cose che percepiamo (esempio degli esquimesi e dei 6 gusti) che percepiamo e figuriamoci se non influenza la quantità e la qualità delle soddisfazioni che percepiamo!
Ciò significa che ci sono molte persone che sono insoddisfatte perché sono “ignoranti”, nel senso che ignorano quali siano le dimensioni della soddisfazione e non le misurano mai! Conoscere cosa misurare è il primo passo per poterlo fare… e quindi per migliorare! Un frase celebre recita:
<< Puoi migliorare solo quello che puoi misurare >>
Ormai è chiaro… vogliamo aumentare e migliorare la nostra soddisfazione e per farlo vogliamo misurarla in modo da capire cosa c’è e cosa manca e poi aggiungere o togliere: semplice no?!
Beh non stiamo dicendo che sia sempre facile aggiungere quello che manca o togliere quello che c’è in eccesso ma stiamo dicendo che il primo passo per poterlo fare è misurare la situazione attuale. Quindi quello di cui abbiamo bisogno è proprio un “metro” per la soddisfazione attuale.
In più abbiamo bisogno di sapere quante cose misurare per non rischiare di trascurare delle dimensioni importanti che se ignorate possono “lasciare l’amaro in bocca” senza nemmeno saperlo.
Per fare un ultimo esempio, immagina di non sapere che esista il gusto salato e il sale… tu assaggi un cibo e senti che non ti da soddisfazione ma siccome ignori l’esistenza del sale… non pensi di aggiungerlo e così non potrai ottenere la soddisfazione che cerchi!
La stessa cosa vale per alcune dimensioni della soddisfazione nella vita; se le ignoriamo, anche la più ovvia delle soluzioni non ci appare. Ecco perché dobbiamo essere sicuri di conoscere tutte le dimensioni della soddisfazione e poterle misurare, perché altrimenti rischiamo di trascurale. Quante saranno le dimensioni della soddisfazione? Quali conosci e quali ignori?
Le 18 dimensioni per misurare la soddisfazione
Eccoci arrivati al punto chiave: esistono almeno 18 dimensioni in cui misurare la nostra soddisfazione e conoscerle tutte ti aiuterà a capire cosa aggiungere e cosa togliere in modo che alla fine la tua vita abbia il “gusto e l’aroma” ricco e completo che desideri e meriti.
Così come un buon allenatore atletico deve conoscere e saper sviluppare anche i muscoli che tu nemmeno sai di avere, un buon Coach deve farti rendere conto di avere queste 18 dimensioni precise e misurabili che nel complesso formano la tua attuale soddisfazione o insoddisfazione.
L’errore più comune è quello di ignorare molte di queste 18 dimensioni e di concentrarsi sempre sulle stesse. Se allenassimo sempre gli stessi muscoli lasciandone atrofizzare degli altri, il nostro fisico non sarebbe armonico e lo stesso vale per la nostra vita; se non curiamo tutte le 18 dimensioni non siamo in armonia e in equilibrio!
Un piccolo-grande segreto dell’anima è che non si accontenta di avere il pieno da una parte e il vuoto dall’altra ma per essere soddisfatta cerca un certo equilibrio. Possiamo vivere temporaneamente dei periodi di squilibrio ma alla lunga dobbiamo avere armonia e se non lavoriamo per crearla iniziamo a soffrire. Se trascuro troppo una qualsiasi di queste 18 dimensioni potrei anche avere tutte le altre “al massimo” ma il gusto complessivo non sarebbe equilibrato…. Se manca il sale, manca il sale… non si può sperare di compensare aumentando gli altri gusti!!
Insomma vuoi sapere quali sono queste “benedette” 18 dimensioni della soddisfazione? Ecco un elenco con una rapida descrizione. N.B. che non sono in ordine di importanza, poiché lo sono tutte allo stesso modo, anche se in definitiva ad ognuno di noi appare più importante una o un’altra.
1) lo stile di vita emotivo: si tratta del modo in cui viviamo emotivamente per la maggior parte del tempo; il modo di pensare e gli stati d’animo.
2) lo stile di vita materiale: si tratta della qualità e quantità degli oggetti che usiamo tutti i giorni, dai mobili al telefonino o la macchina.
3) lo stile di vita “spirituale”: si tratta del modo in cui contribuiamo alla società con volontariato o altre azioni per il bene comune
4) la salute fisica: si tratta semplicemente della cura che diamo ai nostri organi e di come li trattiamo
5) la forma e la forza fisica: si tratta del tono muscolare e del peso corporeo che raggiungiamo con alimentazione e attività fisica
6) l’aspetto estetico: si tratta di come curiamo il nostro corpo a livello estetico e di abbigliamento
7) i rapporti con la famiglia: si tratta di tutte le relazioni che abbiamo con genitori, fratelli, nonni, zii e figli
8) i rapporti d’amicizia: si tratta delle relazioni con le persone a noi più care pur non essendoci legami di sangue
9) i rapporti d’amore: si tratta del rapporto speciale con un partner in cui c’è affetto e amore ma anche sensualità e passione
10) le nozioni professionali: si tratta del livello di competenza teorica che sviluppiamo nell’ambito del nostro lavoro
11) le abilità professionali: si tratta dell’abilità pratica operativa che abbiamo nel fare il nostro lavoro
12) le relazioni di collaborazione: si tratta della capacità di andare d’accordo con colleghi e magari di essere un leader
13) la capacità di guadagno: si tratta del livello di reddito che riusciamo a produrre con il nostro lavoro, cioè le entrate mensili o annuali
14) la capacità di risparmio: si tratta della differenza tra entrate e uscite derivante dalla capacità di spendere meno si quanto si guadagna
15) la capacità di investimento: si tratta del denaro che investiamo in varie attività e che può fruttarci altro denaro senza lavorare
16) il divertimento e il relax: si tratta delle attività che facciamo ogni tanto per pure “gioco”, solo per distrarci e rilassarci.
17) le passioni e gli hobby: si tratta delle attività che facciamo con costanza e impegno anche se non sono un lavoro
18) i viaggi e l’avventura: si tratta degli spostamenti dal luogo di vita abituale e che ci fanno scoprire modi nuovi di vivere.
In definitiva possiamo semplicemente dire che le persone veramente soddisfatte curano e “coltivano” tutte queste 18 dimensioni. Realisticamente non è possibile farlo contemporaneamente per tutte e 18 ma alla lunga è impossibile restare soddisfatti se anche una solamente di queste 18 dimensioni viene completamente trascurata.
Con l’elenco delle 18 dimensioni della soddisfazione, possiamo avere una ottima mappa di dove concentrare la nostra attenzione ma come detto più volte è ovvio che in periodi diversi della vita ogni dimensione acquista una importanza relativa e diversa. È facile notare come la n. 4 e 5 siano generalmente percepite come più importanti da chi ha una certa età, la n.15 non possiamo nemmeno curarla senza aver già curato la 13 e la 14, oppure è ovvio che non tutti danno la stessa importanza alla n.3 o alla n.18.
Eppure in un modo o nell’altro la “ricetta semplice e saggia” che ti voglio regalare è che solo coltivando ognuna di queste 18 dimensioni si potrà raggiungere una soddisfazione piena e stabile. Ripeto ancora che l’errore più diffuso è quello di concentrarsi su alcune di queste dimensioni ma trascurarne completamente delle altre sperando che i risultati di una possano compensare le mancanze di un’altra.
L’anima si nutre di quantità ma soprattutto di equilibrio… e se vogliamo essere “FELICI e REALIZZATI” dobbiamo imparare ad espandere la nostra soddisfazione in tutte le 18 dimensioni.
Siamo alla fine di questo lunghissimo articolo ma siamo anche all’inizio di quello che puoi fare tu per misurare la tua soddisfazione attuale nelle 18 dimensioni; ricordi? << puoi migliorare solo quello che puoi misurare >>
Per aiutarti in questo abbiamo preparato un TEST GRATIS in cui potrai essere guidato in 18 riflessioni veloci e semplici alla fine delle quali avrai una misurazione del tuo attuale “tasso di soddisfazione”.
Sai bene che il nostro lavoro è creare risorse utili allo Sviluppo Personale e pensiamo di aver creato un programma completo per migliorare in ognuna delle 18 dimensioni. Se dopo aver fatto la tua personalissima misurazione vorrai valutare le nostre risorse lo deciderai solo tu ma intanto ti auguro di scoprire quante cose meravigliose già possiedi ma anche quante ancora ne puoi aggiungere perché se c’è una cosa bella dello Sviluppo Personale è proprio il fatto che è un viaggio e un avventura che può solo iniziare ma non ha fine…
Fai il nostro TEST GRATIS e hai subito una idea del primo passo da fare verso la soddisfazione!!
Ti auguro i migliori miglioramenti!

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sebastiano sei un genio!!! i tuoi articoli sono sempre illuminanti, semplici e applicattivi.
ho fatto il test e ho scoperto cose molto interessanti. grazie veramente!
io sono già iscritto alla tua Accademia ma consiglio a tutti di farlo perchè é veramente un percorso unico per migliorare in queste 18 dimensioni.
grazie ancora
Loris
Grazie mille Loris
é normale che facendo il test si scoprano ogni volta cose diverse…
lo faccio anche io da anni ed è così: momento dopo momento il nostro equilibrio cambia e ci sono cose che diventano prioritarie mentre altre vanno in secondo piano.
Continua a seguire il BLOG e buona Accademia
Sebastiano