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Cambi lavoro… ti serve ottimismo!

Se segui questo BLOG-Seminar e mi conosci un po’ sai che uno dei miei argomenti preferiti è l’Ottimismo di cui mi sono occupato moltissimo negli ultimi anni.

Oltre ad essere l’argomento del Corso N.1 del programma dell’Accademia., è anche la mia specialità d’insegnamento e tengo corsi aperti al pubblico su come pensare con ottimismo da ormai 10 anni.

Oggi però ti voglio parlare dei due momenti cruciali in cui serve l”ottimismo in particolare nel contesto professionale.

Al giorno d’oggi il mondo del lavoro (come tutto il resto d’altra parte) sta cambiando moltissimo e una delle frasi più gettonate è: il cambiamento è l’unica costante!

In realtà nella nostra “strana” Italia sembra che non cambi mai nulla ma tuttavia alle modificazioni storiche e globali non c’è scampo e prima o poi anche noi ci ritroveremo con un mercato del lavoro radicalmente nuovo.

Attenzione non è che oggi queste novità non ci siano ma vengono viste più come perdite delle vecchie certezze e “decadimento” che non come novità; già questa visione potrebbe essere diversa se avessimo un pò di ottimismo!! Intendo dire che ogni cosa che finisce può essere vista come un “lutto” o come l’occasione per lasciare spazio a qualcosa che inizia… :-)

Comunque non è questo il punto ma piuttosto notare come nelle prossime generazioni i lavoratori dovranno imparare a cambiare dai 5 ai 10 lavori diversi nell’arco della loro vita lavorativa. Questa si che è una rivoluzione se pensi che fino a pochi anni fa era più che normale entrare in una fabbrica a 20 anni e uscirvi in pensione a 60… avendo fatto per tutta la vita lo stesso lavoro.

Dunque cambiare lavoro sarà una costante e questo tira in ballo il nostro ottimismo professionale.

Le persone Ottimiste affrontano meglio i cambiamenti perchè sanno affrontare meglio degli altri gli errori!
Cosa c’entrano gli errori con i cambiamenti? Beh, per quanto una persona possa essere in gamba, quando si inizia a fare qualcosa di nuovo è inevitabile che almeno nei primi periodi si compiano molti errori.

Ebbene l’ottimismo realistico serve a non assumere l’atteggiamento rinunciatario e nemmeno quello vittimistico e accusatore, quando ci ritroviamo a non sentirci professionalmente sicuri.

Molte persone quando sbagliano tendono ad accusare le circostanze, gli altri o il caso, proprio per non assumersi la responsabilità degli errori.

Al contrario l’Ottimista Realista grazie ad una delle sue 4 convinzioni chiave, sa assumersi sempre (anche se in 3 modi diversi) la responsabilità di ciò che gli accade e così può imparare dagli errori e non accusare nessuno.

Solo questa differenza può fare una enorme differenza in un mondo del lavoro in cui si cambia spesso ed è quindi normale trovarsi spesso a fare errori e non essere subito sicuri e disinvolti.

Pensa a come sarebbe più facile vivere con questo atteggiamento… e se vuoi conoscere tutte le 4 convinzioni chiave dell’Ottimismo te le spieghiamo per filo e per segno nel Corso N.01 che puoi fare GRATIS.

Se ti iscrivi in “prova” con 1€ fai gratis il Corso sull’Ottimismo e solo poi decidi se continuare o no: clicca qui.

Ti auguro buon lavoro e tanto ottimismo
Sebastiano

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Chi ha letto questo articolo, ha trovato interessanti anche questi:

  1. Marzo 22nd, 2010 at 08:54 | #1

    Assolutamente d’accordo, i posti di lavoro “fissi” o “sicuri” sono sempre più un miraggio in Italia, si è necessariamente indotti a guardarsi intorno più volte nel corso della vita e saper decidere, bene e più in fretta possibile, quale opportunità cogliere! Ma non è una mera costrizione, bisogna avere il coraggio di cambiare, altrimenti si rischia di “stagnare” e lamentarsi solamente, vivendo una vita di continui fallimenti e insoddisfazioni… Coraggio e positivismo realista, appunto, grazie per le tue riflessioni…

  2. Davide
    Marzo 22nd, 2010 at 12:24 | #2

    Assolutamente d’accordo sull’Ottimismo perchè è un periodo che cerco di applicare una particolare forma di ottimismo (sorridere sempre e comunque) e la mia vita migliora ogni volta che affronto il mondo con tale atteggiamento.
    Riguardo al lavoro mi trovi in parte concorde e in parte no. Io sto finendo il mio dottorato di ricerca e nella mia breve carriera di ricercatore ho già cambiato 4 lavori. Anche io ho sperimentato sulla mia pelle quanto l’atteggiamento giusto può trasformare un cambiamento in una tragedia o in un successo, però oltre all’ottimismo bisogna considerare che cambiare lavoro spesso va di pari passo con un grande cambiamento del proprio potere di acquisto e spesso in negativo. Sento già i contro commenti: perchè deve essere per forza negativo? Il cambiamento del potere di acquisto può essere un momento per ridisegnare i propri stili di vita, un momento che evidenzia inutili sprechi e investimenti di energia intellettuale sbagliati. Però ti può anche far rendere conto che per il mercato non sei abbastanza “attraente”, perchè non contribuisci abbastanza alla ricchezza, quindi ti trovi ad essere limitato e molte volte le tue potenzialità sono ridimensionate, perchè non riesci a trovare appagamento. L’ottimismo nella vita permette di non cadere in depressione, ma l’ottimismo realista dovrebbe prevedere anche di non fare voli pindarici: la volontà di una persona è in grado di operare cambiamenti miracolosi nella propria vita, ma i piedi per terra evitano di farti prendere cocenti delusioni.

  3. loris
    Marzo 22nd, 2010 at 13:35 | #3

    Ciao Davide
    Mi permetto di risponderti perche sono d`accordo con te.
    Io ho seguito i primi corsi dell`accademia e in particolare il primo sull`ottimismo reealistico.
    Quello che dici tu sul restare con i piedi per terra è forse il concetto più importante e devo dirti che nel corso è spiegato in modo straordinario…. altro che sorridere …. io ho imparato dei pensieri che ora mi accompagnano sempre e mi fanno essere ottimista e realista.

    Lo auguro a tutti.
    Interessante la tua prospettiva sul ridisegnare gli stili di vita.

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