mi sentivo una sfigata
Questa storia riguarda l’area Personale e se vuoi saperne di più ne parliamo nel Programma dell’Accademia dei Miglioramenti
Giovanna racconta:
“mi sentivo una sfigata”
Prima di mettere in pratica le cose che ho imparato stando all’interno della accademia mi sentivo sempre come un peso per gli altri perchè ero tremendamente pessimista. Parlavo con tutti delle mie e delle altrui disgrazie…
Ero convinta che gli eventi catastrofici durassero in eterno e anche che la sfortuna, in una certa percentuale mi perseguitasse.
Poi dopo aver seguito tutto il primo mese dell’accademia ho iniziato ad applicare le regole dell’Ottimismo Realistico e ho iniziato a fare mio questo nuovo modo di pensare. Non solo, giunta al quarto mese sono riuscita a scrollarmi dalle spalle quella stupida idea di essere “una sfigata”.
Oggi mi sento più libera e i primi ad accorgersene sono stati proprio i miei amici e anche alcuni colleghi. Hanno iniziato ad invitarmi a cene, alle quali prima ero esclusa…e la cosa più pazzesca è che ero io stessa a precludermi di andarci, proprio perchè mi sentivo inadatta.
Credo che un pezzo della mia identità sia cambiato in meglio e adesso mi sento di valere di più!
* * * * * * * * * * * FINE della STORIA * * * * * * * * * * * * * *
e adesso:
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… il “decisore perfetto” come approccio della razionalità influenzata dalle emozioni: forse basterebbe riuscire a “restare bambini” anche oltre i 90 anni (non per niente si dice che i vecchi tornano ad essere bambini).
Solo che gli “adulti” non riescono a vedere lo “sviluppo” di un bimbo abbastanza avanti negli anni ed i suoi sforzi per utilizzare al meglio le sue residue capacità, nel solito tentativo di trasmettere l’esperienza vissuta a chi ha tempo di ascoltare (i “piccoli di età”).
In quanto non ho studiato nulla in questo affascinante campo del funzionamento della psiche, non so se l’insegnamento del concetto di “decisore perfetto” collega l’idea di sviluppo personale al contesto dello scorrere del proprio tempo (inteso come quantità indefinita, nel senso che potrebbe finire anche subito, oppure andare molto oltre l’aspettativa di vita media statistica).
Premesso che, diversamente dallo sviluppo fisiologico, quello psicologico potrebbe essere inteso anche come semplice accumulo di esperienze ed in questo senso continua ben oltre il termine dello sviluppo fisiologico e pur non essendo uno studioso di materie psicologiche, sono convinto che nel corso dello sviluppo psico emozionale arriva per chiunque il momento in cui tutti ci proiettiamo nel futuro, quindi ci accettiamo in una visione più o meno ragionata intimamente, che ci vede inseriti in un certo modo nel mondo: poi dopo questa specie di “decisione intima”, regolarmente ciascuno di noi si adopera per realizzare tale “visione”, anche indipendentemente dalla volontà, che si pone in conflitto quando le scelte di vita risulano incompatibili con quella “scelta” spesso dimenticata ma che ancora produce effetti concreti.
Ammesso e non concesso che l’uomo sia per sua natura guerrafondaio, la guerra è sinonimo di catastrofe semplicemente perché impedisce a tanta gente di realizzare quella visione di sé stessa inserita nel mondo in un certo modo.
Ammesso e non concesso che l’uomo sia per sua natura un essere sociale, l’essere “buono “ con sé e con gli altri serve per consentire a sé ed agli altri di “realizzare” quella visione del “sé”, come accettata in quella fase magica di sviluppo e crescita psico emozionale in cui ciascuno “decide” il suo ruolo nella socialità.
Penso che sia fondamentale conoscere i meccanismi di difesa (ed offeso) che utilizza la nostra psiche (vedi la storia di Anna e del guasto alla caldaia che la costringe a lavare i capelli con l’acqua fredda e non trova coerente prendersela con il mondo intero: perché poi non utilizzare per questo scopo l’acqua riscaldata sulla fiamma del gas?).
In questo senso si potrebbe inquadrare anche il caso di Giovanna, che si sentiva una “sfigata” prima di conoscere il “funzionamento della sua psiche” ed ora sta imparando ad aggirare gli ostacoli che impedisce all’elefante di prendersi la libertà che gli spetta (senza doversi neppure sottoporre alla fatica di “conquistarla”).
Ancor più fondamentale (si può dire in questo correttamente?) è il conoscere come si potrebbe riuscire a “superare” la visione di sé proiettati nel contesto della nostra vita futura, che per noi rappresenta una specie di “imprimatur” quasi insormontabile (vedi la richiesta di aiuto di Francesca, che conclude: aiutatemi ad “aiutarla”): perché poi vorrebbe aiutare la sua amica? … evidentemente ha una visione di sé che la porta verso l’umanità, piuttosto che ad esempio verso la conquista di un posto al sole nel paradiso dei fondamentalisti islamici, che per la loro visione di sé nel mondo si fanno esplodere trascinando con sé alla rinfusa infedeli ed anche qualche fedele (come effetto collaterale indesiderato: ma poco importa. L’importante per loro è la conquista del loro paradiso).
…COMPLIMENTI DI CUORE
Io voto Giovanna con un pizzico di “invidia” perchè io credo che ogni tanto penso ancora di essere sfortunata, è più forte di me e se vi raccontassi cosa mi capita…
Comunque mi piace la storia di Giovanna.
Stefania
Mi piace molto la storia di Giovanna per uno spunto interessante,io sono un fautore del “Pensiero” nel senso che noi siamo ciò che pensiamo, se penso di essere uno sfigato tale sarò, se penso di essere inadatto sarò un disadattato e così via;in tal senso alla lettera di Giovanna proporrei di cambiare le ultime due righe in questo modo: “Credo che un nuovo bellissimo pezzo della mia identità sia emerso e adesso mi sento di valere di più”.
Ciò in funzione di due cose, intanto che il Nuovo assume il suo giusto valore xkè si confronta con il Vecchio dunque entrambi valgono, ma soprattutto se Giovanna riesce a pensare che un Nuovo pezzo della sua identità sia emerso potrebbe incuriosirsi su quanti altri bei pezzi della sua identità ha ancora da scoprire e dunque con quanto entusiasmo scoprirà quale sia il suo ulteriore e reale
Valore.
Dunque modificare la frase equivale a modificare il pensiero che a sua volta modificherà la sua attitudine che a sua volta continuerà a madificarle la vita, che rimasta tarpata sino a ieri, ora potrà finalmente espandersi e crescere come in fondo avrebbe sempre dovuto e/o voluto.
Ora inizia la più bella avventura, brava Giovanna e non fermarti.
la particolarita e la forza della storia di giovanna stanno nel fatto che ha saputo dimostrare a se stessa e ad amici, colleghi, parenti,…. un grandissimo coraggio mettendosi in gioco fin dall’inizio pur sentendosi ancora inadeguata e “sfigata” consapevole fin da subito di dover cambiare o imparare un diverso atteggiamento nei confronti di tutti per permettersi di sentirsi bene, meglio e quindi per permettersi di amarsi